E se We Don’t Know fosse il disco soul dei Baby Blue? Un soul scarnificato e in combutta con la psichedelia di Syd Barrett (Don’t ask Me Why), infantile e ripetitivo (Oh Marie), rumoroso (Shut Up), filtrato da un crooning narcotizzato ma ancora riconoscibile (I Don’t Know). Nessun ripetersi grossolano e fuori fuoco di soluzioni già viste nell’Ep d’esordio e in Come! insomma, ma un progetto discografico coerente capace di mantenere un approccio riconoscibile e di rappresentare al tempo stesso un’interessante variazione sul tema.
A rinfrancare i vecchi estimatori pensano brani pungenti come Earthquake, ma il resto del programma sceglie coscientemente di lavorare sulla scrittura rallentando i tempi, lacerando la classica ballad con i consueti isterismi (Stay A While), perdendosi in un intrico di linee vocali solo apparentemente abbozzate (Dawn). Fino ad arrivare alla conclusiva Porto Palo, ideale punto di giuntura tra i vecchi e i nuovi Baby Blue, con la sua forma canzone definita e vagamente “antoliniana” solcata dal solito blues tagliente.
Se i parametri stilistici della formazione toscana sembrano ormai ampiamente definiti, pare che al loro interno rimanga ancora un discreto margine di manovra per oltrepassare con stile quei rimandi Blues Explosion/White Stripes che dagli esordi costituiscono il principale "limite" della proposta dei Baby Blue.
(7.1/10)
Scheda: Baby Blue
Pubblicazione: 20 Settembre 2010
File under: blues-indie
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