Chissà quale batterio s’è infiltrato negli uffici della Jagjaguwar, se da tre annetti pure colà hanno preso a farsi paladini del ritorno all’hard rock e a talune pomposità progressive. Lo dimostrano i campioni di vendite Black Mountain e il relativo spin-off Lightning Dust, compagni di palco di questo quartetto britannico ora all’esordio “vero”, dopo una raccolta di singoli e lo sguardo in ogni caso rivolto ai seventies. Sai che novità di questi tempi, e anche se mica tutti si chiamano Pontiak, anche qui ci si è recati a registrare in una casa di campagna: sostituite Virginia con Galles, e il gioco è quasi fatto.
Si spiegano così l’imbarazzante flauto e i riff prelevati da Aqualung diTiny Circle e il frequente ricorso a un tentennare tra Led Zeppelin, Free e decine d’altri nomi meno noti (tranne i pieni e vuoti di Silbury Sands e il convulso magma Cromlech, il resto si riduce però a puro mestiere). Vale infatti a poco l’abilità esecutiva se non l’accompagnano attitudine sincretica o una penna che faccia la differenza: i Wolf People si raccontano mediocri e felici passatisti, una tantum capaci d’infilare la vibrante ballata folk Banks of Sweet Dundee Pt. 1 dentro una parata di svigoriti luoghi comuni. Non bastava nel 1973, figuriamoci adesso.
(5.5/10)
Scheda: Wolf People
Pubblicazione: 28 Settembre 2010
File under: '70s rock
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