Recensione
Bubblegum Clinic
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pop Voti redazione e staff

Clinic

Bubblegum

Domino

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Qualche anno fa, in occasione dell'ultimo album a sigla Clinic, ovvero Do It del 2008, ci domandavamo se alla fin fine la band di Jonathan Hartley, Ade Blackburn, Brian Campbell e Carl Turner non continuasse a riproporre pedissequamente lo stesso disco. La risposta non sembra arrivare nemmeno da questo nuovo capitolo della loro avventura discografica, il sesto dal 1999. Le coordinate principali rimangono sempre quelle dell'art punk, ora declinato più sul versante pop, stile Howard Devoto, altre rimanendo più fedele alla linea che porta ai Fall. Se l'impianto sonoro di base rimane sempre lo stesso, bisogna però dire che qui i Clinic hanno cercato l'ispirazione in tantissimi luoghi diversi della musica, tanto che accanto alla coesione estetica fa capolino una varietà che ci fa dire che ogni canzone sia un unicum a se stante. Vi si ritrovano spoken-word presi a prestito dai Cream di Wheels of Fire (Radiostory), strumentali ispaneggianti (Un Astronauta En Cielo), lo stomp-blues di Forever, la ballad quasi emo di Baby, il folk di Freemason Waltz (che centri la massoneria?) e le sfumature caraibico-brasiliane di Milk and Honey. Il problema di Hartley e soci non è tanto scrivere canzoni godibili, quanto riuscire un giorno a scriverne una che rimanga impressa più del tempo che passa nel lettore.

(6.5/10)

Scheda: Clinic

Pubblicazione: 27 Settembre 2010

File under: pop

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