Recensione
Mechanical Gardens Altar Eagle
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synth pop/shoegaze Voti redazione e staff

Altar Eagle

Mechanical Gardens

Type Records

Back in the 80’s with Altar Eagle’s shoeagaze. Brad Rose e la moglie Eden Hemming hanno scoperto di avere un'ulteriore personalità: Mechanical Gardens è un disco pop, dove niente ricorda anche soltanto vagamente il noise multiforme di The North Sea o lo psycho folk di Corsican Paintbrush (l’altro progetto insieme dei due).

Delicate atmosfere shoegaze coesistono con ritmi techno, dolci melodie dream-pop sono accostate a loop di pura elettronica: sembra quasi che il duo di Tulsa abbia rielaborato le influenze musicali degli ultimi trent'anni e le abbia riversate in piccole citazioni all'interno dei brani. Forse anche per loro lavorare a Mechanical Gardens è stato un tuffo indietro nel tempo, come suggerisce il sound che spesso sembra provenire da una vecchia cassetta. Così iniziare con gli Slowdive in Battlegrounds è dichiarazione d'intenti, d'amore per  synth, echi, riverberi e tastiere ondeggianti, che ritroviamo in B'nis B'riht Girls, colonna sonora di una felicità ideale difficilissima da raggiungere. Poi s'inserisce la cassa in quattro e un vecchio amore della Hemming, l'indietronica: Spymovie mette insieme primi My Bloody Valentine e techno artica, strizzando l'occhio ai Cocteau Twins.

Il dream-pop che si fa dance sognante e metronomica di Mechanical Gardens è un buon connubio, nonchè un bel tentativo di destreggiarsi nel mare affollato della synth wave.

(7.0/10)

Scheda: Altar Eagle

Pubblicazione: 29 Settembre 2010

File under: synth pop/shoegaze

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