I fiorentini Colya s'impossessano della magniloquenza Muse senza provare quel minimo colpo di coda assolutamente vitale in simili situazioni. E così 54 e non sentirli pare una raccolta di outtakes da Black Holes and Revelations, con il trio ad imbastire tracce dal passo sicuro e granitico, distese sulle quadrature della batteria e gli inevitabili saliscendi vocali del già Canemorto Antonio Nardi alla chitarra e al violino.
Cosa servirebbe? Probabilmente una canzone rotonda e ispirata come quella Laura che nel 2005 li vide esordire in un promettente ep, oppure una produzione meno agghindata di festoni sonici ad inseguire col fiatone i primi Marlene Kuntz. Qua e là un certo sentore Radiohead pre-Kid A non aiuta, e nemmeno la rilettura di Vivere una favola di Vasco Rossi che pare restituire il favore al rocker di Zocca intento a scoprire l'avanguardia verseggiando in italiano Creep.
Non si esce vivi dagli anni novanta per dirla parafrasando l'Agnelli. O forse non si esce vivi e basta.
(5.2/10)
Scheda: Colya
Pubblicazione: 16 Settembre 2010
File under: rock italiano
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