Dopo la pubblicazione di materiale d’annata di Genesis P-Orridge, Deviation Social e Maurizio Bianchi, Dais continua l’opera di recupero e testimonianza del passato proto e post-industriale riesumando un piccolo e misconosciuto gioiello del sottomondo neofolk.
Root è infatti l’unico album del collettivo anarco-esoterico australiano, edito per il solo mercato nazionale nel 1999 e presto finito del limbo dei dischi dimenticati. Era dunque necessario che una label attenta alle tracce perdute nel tempo si facesse carico di riportare in vita questa oscura e ferale creatura che a differenza della maggior parte delle pubblicazioni d’area apocalittica, troppo spesso adagiate su di un suono ingessato e statico, è quanto di più lontano dal neofolk canonico si possa immaginare. Invece dell’algida coltre di isolamento tipica della progenie dei Death In June, troviamo una vitalità pulsante, in cui singulti ed eccessi si impastano dando forma ad una materia estremamente duttile.
Tracce di folk celtico si mischiano e si sporcano di blasfemie tipicamente anarco-punk, alternandosi ad esplosioni e clangori post-industriali (The Hatred The Pleasure Brings) e sample di vita rurale e officiazioni rituali. Ancora, chitarre elettriche stile black-metal creano tessuti per immondi rigurgiti vocali (Christiality's Pyre), mentre imperiose percussioni down tempo scandiscono, compiaciute, l’ora del Ragnarok. Le tematiche ricorrenti sono legate alla Terra e ai suoi cicli di nascita e di morte, sia umana che animale, in opposizione alle promosse messianiche della civiltà occidentale e del suo dio cristiano, veicolando insieme alla musica il senso di una distruzione necessaria all’ultima palingenesi.
Gli adepti del culto sono avvisati: solo trecento copie sono state rilasciate e lasciarsi scappare questo documento di irruento vitalismo sarebbe un’onta imperdonabile.
(7.4/10)
Scheda: Beastianity
Pubblicazione: 28 Settembre 2010
File under: Post-Industrial Folk
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