Recensione
Barking Underworld
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dance Voti redazione e staff

Underworld

Barking

Cooking Vinyl UK

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A sentire quel disco di collaborazioni dell'anno scorso (Athens), per non parlare delle dichiarazioni anti ellepì di un anno fa o degli sbandierati feat. di Paul Van Dyk (e soprattutto Appleblim), pensavamo che Rick Smith e Karl Hyde potessero tornare in campo con qualche idea in più, magari contaminando il dancefloor con jazz, cantautorato made in Brian Eno (con il quale hanno collaborato recentemente) e sonorità now on (dubstep ovviamente).

Non se ne parla. Barking punterà certamente a una glassa gospel-OGM Eno-assistita, eppure gli hook melodici, e più in generale l'abecedario di loghi comuni pop innestati nello stomachevole menù trance dance UK, sono davvero senza appello.

E' tutto fermo al '96. Un sound ultra commerciale targato Novanta buono per qualche palestra o lezione di spinning (Always Loved A Film). Se se ne esce si punta alla ballad (una patetica Louisiana) o all'ambient cuscinetto (gli Orb in fotocopiatrice di Simple Peal), mentre attorno si configurano una debole drum'n'bass - data papabile per il revival - come singolo (Scribble), tristi episodi goth-pop con matematico rise-up da pasticca (Between Stars) e pasticci eurodisco sui quali è meglio soprassedere proprio (Diamond Jigsaw).

Perlomeno il precedente Oblivion With Bells si adoperava a tenere alto il blasone di una prestigiosa casata, Barking, invece, punta a speculare sull'immaginario Novanta più sputtanato e pertanto si merita il peggio: che giornalisti additino comodamente gli Underworld come quelli di Born Slippy che cercano di rimanere a galla.

(5.0/10)

Scheda: Underworld

Pubblicazione: 12 Settembre 2010

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Marco Braggion (Album 2010)

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