Recensione
Crush Abe Vigoda
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wave Voti redazione e staff

Abe Vigoda

Crush

PPM

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I veterani dello Smell, il quartetto di mezzosangue che ci aveva sorpreso con un caleidoscopio di colori a tinte forti qual’era Skeleton, torna col nuovo album e ci spiazza nuovamente.

Se quel disco era un torrido caleidoscopio tropical-punk, Crush annerisce la tavolozza, tanto è pervaso da una predominanza di toni tendenti al grigio della wave più minimale e fredda. Certo, le avvisaglie c’erano state nel mini Reviver e nell’avvicendamento alla batteria tra il dimissionario Reggie Guerriero e il nuovo Dane Chadwick, ma sinceramente non ci saremmo aspettati una sterzata così brusca.

È tutto l’universo di riferimento ad essere cambiato radicalmente. Synth-pop, cantato di stampo bowieano (periodo berlinese, per intendersi), florilegio di bassi cavernosi e ritmi da disco-beat d’antan, atmosfere tra goth e new romantic, riverberi e delays a dar cupezza e profondità al suono. Insomma, più che ad un iridescente e solare frullato punk tropicale, Crush sembra rimandare alle operazioni di recupero wavey di acts come Xiu Xiu. Repeating Angel, Throwing Shade o Dream Of My Love non lasciano adito a dubbi: gli 80s più scuri son lì, non più dietro l’angolo ma nettamente in primo piano, tanto che si stenta quasi a riconoscerli.

C’è da chiedersi il senso di una operazione del genere. Ruffiano annusare dei trend del momento? O libertà creativa spinta ai suoi massimi livelli? Una possibile chiave di lettura ce la offre una discografia che non ha mai tentato di replicare una formula acclarata, ma si è sempre spinta oltre. Certo, mai con una svolta repentina come quella di Crush. Per ora giudizio sospeso.

(6.9/10)

Scheda: Abe Vigoda

Pubblicazione: 15 Settembre 2010

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