Forse quelli della Piccola Bottega Baltazar l'hanno capito che la canzone d'autore, quella classica, di tante parole e Premi Tenco, non basta più. Loro che da lì provengono, nutriti da un immaginario fatto di De André (a cui hanno dedicato addirittura un disco tributo), Endrigo, Lauzi, ma anche di tante letture (quel Buzzati che spunta più spesso di quanto non s'immagini), forse hanno intuito l'esigenza di un passo in avanti, o meglio di lato, verso musiche altre parimenti nutritive. E così l'affidarsi al produttore e compositore Carlo Carcano (Donà, Bluvertigo, Morgan) per questo quarto lavoro è la risposta ad un atrofizzarsi sempre in agguato per chi, partendo da una tradizione immensa, ne ricalca i passi con poche possibilità di rinnovamento.
Ladro di rose parte dal folk acustico tra la Francia e l'Inghilterra e vi innesta metronomie pop di chiara nobiltà, rumorismi, palpiti teatrali, perfino synth cosmologici e granuli di musica concreta. Le canzoni raccontano di ciò che quotidianamente succede dentro e fuori i muri delle nostre case, ricordandosi però che non bastano i muri a creare un dentro e un fuori quando al contrario tutto è collegato e quindi davvero reale.
La Bottega scrive testi che non hanno una parola fuori posto, evitano la retorica da comizio e pure quell'intimismo ermetico che è la versione letteraria del “non so suonare, allora faccio musica sperimentale”. E invece, seppur nello spazio d'interstizio di una canzone, sperimentano davvero – sul linguaggio, sulla possibilità di una narrazione cantautorale classica ma nuova – quando raccontano una storia di ordinaria rassegnazione italiana in L'ombra del Caliburo e un'altra di sempiterno impantanamento in Ossigeno («riportami su / in un paese che non sia truccato / che non sia in ostaggio / che abbia più fiato»). Oppure quando avviano un crescendo coldplayano per il drammatico mal d'amore di Stefania dorme vestita, zenith del disco insieme ad una Strologo metà in dialetto veneto metà in italiano che distribuisce versi come staffilate («Riva aprile coi so fiori, / coi poeti e i cantautori. / Tuti i scrive e tutti i sona: semo un popolo de mona»).
Avessero accorciato di un quattro-cinque brani una tracklist che in quindici tracce raggiunge l'ora di musica ed inevitabilmente accatasta episodi interlocutori saremmo qui a parlare di un capolavoro. Tuttavia Ladro di rose è un disco buono, molto buono. E che soprattutto ci lascia speranzosi.
(7.0/10)
Scheda: Piccola Bottega Baltazar
Pubblicazione: 16 Settembre 2010
File under: canzone d'autore
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