Recensione spot

Salem

King Night

Iamsound

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Tremate, tremate, le streghe son tornate. In realtà non son tornate affatto, dato che si manifestano solo ora sul formato lungo dopo aver creato un hype della madonna con una manciata di vinili piccoli e qualche sparso remix diluiti temporalmente in un arco di tempo che oggigiorno assomiglia ad ere geologiche e geograficamente per etichette che definire del sottobosco è già un eufemismo.

Sia come sia, di questo trio misto (John Holland, Heather Marlatt e Jack Donoghue, questi i protagonisti) stanziato tra il Michigan e l’immancabile New York si parla già da molto tempo nella rete di forum e blog che agitano l’underground mondiale sempre alla ricerca della nuova sensazione. Mai come stavolta però, la sensazione è che oltre l’hype di rito, qualcosa di tangibile ci sia eccome.

Se si prende il nome dalla città delle streghe per antonomasia della cultura americana, poi è naturale che i suoni prodotti vengano di conseguenza, elevando i Salem a band di riferimento della nascente scena “witch”, versante oscuro, tenebroso, ossianico e esoterico dell’hypnagogic/glo-fi.

Per rimanere a coordinate spicciole e ben identificabili, King Night è un tetro miscuglio di ambientazioni angelico/mefistofeliche, beats cavernosi che tanto devono alle scarne trame dell’hip-hop così come alla densa gravità del dubstep o del juke chicagoano, delays e riverberi shoegaze che si fanno voragini (gli Oneohtrix Point Never remiscelati a dovere), eteree vocals femminili alternate a vocioni da rapper coatto, pulsioni minimal techno trash già anticipate dai ceroni bianchi dei Crystal Castles e goth-rock d’ordinanza.

Un calderone di ingredienti magici per chi è stanco di palme e tramonti sfocati, droghe leggere e sfumati immaginari 80s: King Night inizia con una pomposità black metal che perpetua l'ufficio del rito satanico in pentacolo, Asia è l'immaginario ballardiano post-Burial, Frost il richiamo sensuale ambient delle sirene stregate dal ricordo Dead Can Dance, Sick è il bbreaking per una nuova possibilità di alt-hop, Release Da Boar il noise che i Sonic Youth non si permettono più. E via così, un colpo di grazia ai poseurs da cameretta che mantiene comunque un'aura poshy deviata sul 666 tanto osannato dal metallo nero.

Qui c’è l’incubo, la decadenza degli yuppies presi a male, la polaroid sfocata e notturna dell’hypnagogic, il lato oscuro che invece di rifarsi al mainstream guarda alla Morte Nera e ne rielabora il senso strafacendosi di crack (come recita il loro primo EP Yes I Smoke Crack). Qui ci sono le streghe. Qui c'è la paura. E noi diamo loro il benvenuto.

(7.3/10)

Scheda: Salem

Pubblicazione: 07 Settembre 2010

File under: witch

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