Da anni Jules Chaz, trentunenne di Victoria, è attivo nel sottobosco musicale canadese - in mille progetti tra musica suonata, djing, produzioni e hip hop - a stretto contatto con la crew dei Cobblestone Jazz e con Danuel Tate in particolare. Arriva adesso al primo disco a nome proprio, in pratica un best di quello che ha registrato negli ultimi tre anni più alcuni materiali realizzati per l'occasione.
Chaz suona batteria, vibrafono, percussioni, tastiere e Moog, campiona rumori e voci trovate, campiona i suoi dischi preferiti (a un certo punto - il ragazzo ha buon gusto - si sente chiaramente l'inciso di Absolutely Free di Frank Zappa) e sorprende con la qualità dei suoi assemblaggi e delle sue testure sonore, il tutto senza un'oncia di laptop "se non per inviare i file .wav a chi si occupa del mastering". Lo spirito Dada di cui alla copertina - con Hugo Ball al Cabaret Voltaire - si riflette in un collagismo spinto e in una sperimentazione cazzona che, tra le altre cose, gli fa mettere in mano al figlioletto di cinque anni alcuni pad con suoni pre-settati. Il risultato finale è un frullato wonky dall'evidente retroterra e retrogusto jazzy, non troppo personale (si sentono ancora ingombranti i modelli, uno per uno: Luke Vibert, J Dilla, Madlib, Prefuse 73 e Flying Lotus), ma orchestrato davvero in maniera sapiente. Siamo alla quarta generazione?
Una goduria per i wonky-lovers e un esordio che ci presenta la figura di un nuovo versatile produttore.
(7.0/10)
Scheda: Jules Chaz
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