Secondo volume del progetto Musik Oblik di Sub Rosa, nato in seno a Art En Merge, istituzione belga - dal 2009 divenuta un vero e proprio museo - che si occupa di valorizzare la cosiddetta outsider art e di promuovere la commistione tra arti visive e musica. Nel primo volume, in mezzo a una selva di nomi europei praticamente sconosciuti, anche il "nostro" Daniel Johnston. A collegare i due dischi, presente su entrambi, il nome di Jacques Brodier, inventore di un "Reality Filter" che capta il rumore di fondo elettromagnetico emesso dalla terra e dallo spazio. Ci siamo capiti.
In questo secondo volume, oltre ai rumorismi ambient di Brodier, ci sono anche le canzoncine alla piccolo Uter di Klaus Breyer, quelle demenziali di Normand L'Amour (Normand Cournoyer), i canti claustrali di Baudouin Oosterlunck, la tribal wave del Wild Classical Music Ensemble (composto da musicisti con deficit di apprendimento), la rumor-tronica free degli Othin Spake (una delle cose migliori della raccolta), i madrigali di Carlo Gesualdo (compositore del Cinquecento; riproposti dal Kassiopeia Quintet), le filastrocche campestri di Adolf Wölfli (lo psicolabile grafomane e artistoide le cui opere grafiche ispirarono l'art brut di Dubuffet; eseguite dal violinista Baudouin de Jaer).
Tutto molto stimolante sulla carta e però come troppo pulito, troppo programmaticamente sbilenco (tolti i casi storici). Qualche lampo c'è. Il resto, in un'epoca in cui "tutti siamo iscritti alle United Mutations", è avant - o pseudotale - come ce n'è tanta.
(6.2/10)
Scheda: AA. VV.
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