Secondo album per il norvegese Joachim Dyrdahl a seguire l'acclamato esordio Staying In di due anni fa. Il ragazzo è bravo e le produzioni sono molto ben lavorate, otto lunghi brani per un'unica suite spezzata in più movimenti, tra riff ossessivi (la title track), scansioni house (Rosenrød) e addirittura minimalismo tropical (1987). Eppure, il rischio che la cifra che informa tutto il lavoro trasmetta ripetitività più che omogeneità è forte e a fine ascolto resta soprattutto quella sensazione come d'esercizio, per quanto ben fatto. Manca qualcosa, e se non è certo stile, allora è personalità.
(6.4/10)
Scheda: Diskjokke
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