Saprete tutti della tragica fine di Mary Hansen, chitarrista/corista degli Stereolab. Ecco, questo maxi ep è ciò che avviene dopo. Ma è anche prima. Ovvero, ostenta una sorta di “come se nulla fosse” che però cova sottopelle un veleno invisibile, l’ombra blu del dolore. E' un proseguire oltre e attraverso di quello, alla ricerca di una forma pop capace di sperimentare (ibridazioni stilistiche, forme spiegazzate fino alla soglia dell’avanguardia) senza perdere il gusto per la superficialità, per l'effervescenza rinfrancante/affrancante, per lo sbocciare sinuoso di melodie saltellanti e vivide progressioni armoniche.
Accantonata l'aria da laboratorio chic (post lounge?) ma non la disinvolta schizofrenia che pervadeva le recenti prove assieme a Jim O'Rourke, queste cinque tracce sembrano altrettante palline in un pachinko di stili, tutte altresì attraversate da palpabile propensione psych: si veda ad esempio come la centrale Good Is Me omogeneizzi funk, beat e acid blues centrifugando a più velocità, scoperte le giunture tra intuizioni diverse, complici nel confezionare un ipercromatico bouquet di tastiere, chitarra e percussioni, insistendo sul finale con l'accanimento di certe suite progressive.
Certamente più sbarazzina ma parimenti inafferrabile, Jaunty Monty And The Bubbles Of Silence coinvolge anche un flauto traverso nell'acquario di visioni saltellanti, tremolii spacey e tentazioni exotica, intanto che rumori di fondo spandono minacce oziose e Laetitia dipana il suo celebre spleen marmorizzato. Eppoi Microclimate, electro-bossa immersa in soluzione di vibrafono, che poi indossa lo scafandro per tuffarsi in uno ska robotico, infine trasfigurata in valzer frastagliato e umbratile à la Badly Drawn Boy.
Eppoi l'incipit un po' Love un po' Bagguels di ...Sudden Stars, sospeso su un ipercinetico incanto soul (il passo sfalsato dei ricami di clavicembalo-voce-organo), con quella parentesi centrale in omaggio alle elettricità ben più serrate del passato. E infine il beat accattivante di Mass Riff - colto al punto d'incontro di surf e RnB - sterzato all'improvviso su cassa dritta soul-dance-rock, melodia che obbedisce a serialità un po’ austere un po’ infingarde, organo che riffa una dissolvenza tiepida.
Gli Stereolab conservano il passo delle band importanti lasciando la gravità in un cassetto, dribblano con noncuranza le insidie delle aspettative, scartano di lato inseguendo un fugace, preziosissimo sollievo. Una delle band più importanti (ancora) in circolazione.
(7.0/10)
Scheda: Stereolab
Pubblicazione: 01 Aprile 2003
File under: Dream pop
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