Recensione
That's How We Burn Jaill
Cover image
guitar pop Voti redazione e staff

Jaill

That's How We Burn

Sub Pop

Brucia, ma non fa male, questo esordio major-indie dei Jaill, band di Milwaukee già attiva dal 2002 e nata dall'amicizia dei due membri fondatori Vincent Kircher e Austin Dutmer. Come vuole l'estetica di ogni indie-band che si rispetti, anche Kircher e Dutmer hanno cominciato a suonare le loro canzoni al calduccio delle proprie camerette, hanno poi cercato di mettere in piedi una formazione per l'attività live, soprattutto in seguito all'esordio dello scorso anno There’s No Sky (Oh My My). Quel disco di schietto college rock arriva all'orecchio di un talent scout Sub Pop e così si passa al gioco da grandi.

In realtà, musicalmente parlando, si tratta di musica vieppiù scanzonata, a metà strada tra i We Are Scientists e il suono nostalgico degli anni Sessanta che va tanto di moda (Morning Benders, Best Coast). In questi 32 minuti suddivisi in 11 tracce c'è una costante ricerca della melodia appiccicosa, a volte pregne di reminescenze 90s (le chitarre di On The Beat), altrove sporcata di rock più classico e maschio (Demon) o di country and western (Thank Us Later, ma non preoccupatevi: il Ryan Adams in formazione non è quel Ryan Adams). Il brano migliore rimane probabilmente l'iniziale The Stroller, un brano wave tiratissimo che gli Interpol non scriveranno mai più e che promette, purtroppo, molto più di quanto poi non venga mantenuto.

Non siamo di fronte a opportunisti che decidono di saltare sul carro della moda, ma nemmeno in compagnia di fini pensatori del pop-rock contemporaneo. I Jaill rimangono fedeli alla loro dimensione da college band, da friday-night performers, e farà sempre piacere andare a trovarli per uno show e un drink.

(6.7/10)

Scheda: Jaill

Pubblicazione: 26 Agosto 2010

File under: guitar pop

| Archivio
Marco Boscolo
Marco Boscolo (Album 2010)

Rss

Abbonati al feed di Marco Boscolo

copertina pdf #91