Recensione
Cover image
Genere

Wave, pop

Data di uscita

Settembre 2010

Pubblicazione

27 Agosto 2010

Klaxons

Surfing The Void

Polydor

Nel 2007 gli allora tre Klaxons avevano vinto tutto. Si erano accaparrati il prestigioso Mercury Prize strappandolo a Bat For Lashes e Amy Winehouse, ottenuto numerosi bagni di folla in tutta Europa, avevano unito sotto lo stesso tetto diverse tipologie di ascoltatori, sparato alte in classifica una manciata di bombe e per loro era stata coniata un’etichetta ad hoc, nu rave. Label che capitanavano e di cui erano i soli protagonisti di un successo che fatturava milioni al di qua dell’Atlantico e insospettiva abbondantemente al di là di esso.

I ragazzi all’epoca non vinsero proprio tutto. Mancò loro il plauso degli States, proverbialmente scettici davanti all’ennesimo hype della stampa inglese e ancor più dubbiosi su Myths of the Near Future, un esordio che disinvoltamente trattava la materia funk punk e pseudo rave che li aveva resi famosi più come parte del loro passato che del presente. Allora i Klaxons portavano lo sci-fi ballardiano in una gay disco tutta falsetti e visioni pop fine Ottanta, lontana mille miglia dai singoli sotto anfetamina Atlantis to Interzone e Gravity’s Rainbow. In definitiva, agli yankee e a noi, il fenomeno Klaxons ammaliava ma non convinceva del tutto: la polpa era molto meno succosa di act quali Faint e El Guapo (entrambi americani, vabbé).  

Lungo i tre anni di gestazione, di conferme a questa teoria ne abbiamo avute a bizzeffe grazie a una sequenza di dichiarazioni sgangherate (“investiremo i soldi del nostro primo album in telepatia… …le nostre nuove canzoni saranno un misto di dupstep, dance, folk e soprattutto prog… …il nuovo album parlerà del significato apocalittico del 2012... ...crediamo in una coscienza collettiva e nel dissolvimento delle barriere tra gli individui per il raggiungimento di una comune armonia collettiva”) e conseguenti problemi con la casa discografica (nel 2009 Polydor li obbliga a ri-registrare metà delle session considerandole troppo sperimentali), difficoltà in produzione (scartano tre produttori, Tony Visconti, Focus e James Ford dei Simian Mobile Disco, quest'ultimo anche batterista durante le session) e relativi problemi d’organico (il disco richiede una band vera e propria). Last but not least, nel 2008 ai Brit Awards i ragazzi sono la backing band di Rihanna (missando la loro Golden Skans con Umbrella) e quest’anno, ad anticipare l’atteso nuovo lavoro, abbiamo i due brani dalle pericolose voglie Muse (The Flashover) e precoci ricicli di melodie note (Echoes è troppo simile alla parte finale di Golden Skans).

Quando tutto sembra confermare la teoria di una catastrofe annunciata, Surfing The Void gioca proprio con il paradigma e immerge l’ascoltatore in una densissima nuvola prog wave (allora non erano proprio tutte cazzate), apocalittica (i testi sono più allucinati che mai) e perfettamente equilibrata tra tribalismo e psychedelia, rock e wave. Un mezzo miracolo insomma che si regge su basi pop proprio come voleva la casa discografica. Un disco che mette in dialettica i (tutt’ora) fastidiosi falsetti in nuove canzoni di successo (Venusia è il nuovo superhit, Twin Flames non è da meno...), più strutturate e dosate tra calore e vertigine, melodia e potenza.

Contrariamente a ogni previsione, la produzione di Ross Robinson è stata la migliore delle scelte possibili per dei rinnovati e solidi Klaxons, che allo speed hanno preferito l’ayahuasca facendo così del taglio finale (più compresso) di Echoes (e di episodi come Cypherspeed e la title track) un viatico tra i primissimi singoli e la svolta Eighties di Golden Skans, aggiornandoli al quadro cyber del nu metal e alla struttura a suite del prog, congiungendo così due mondi solo in apparenza lontanissimi quali la techno belga e l’hard rock degli Zeppelin adulti.

Surfing the Void è un bel viaggio sciamanico. Un album con il quale sono i Klaxons stessi a chiederci d’intentare una nuova etichetta che lo descriva. Me(n)tal wave?

(7.2/10)

Scheda: Klaxons

| Archivio
Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2010)