Recensione
The Inevitable Past Is The Future Forgotten Three Mile Pilot
Cover image
indie Voti redazione e staff

Three Mile Pilot

The Inevitable Past Is The Future Forgotten

Temporary Residence

Are we really here? Is this really happening? Così si apre la press-sheet, sintetizzando lo stupore di ogni singolo fan della band di San Diego da quando i side-project Black Heart Procession (Pall Jenkins) e Pinback (Zach Smith) nella seconda metà dei 90s sostituirono, mano a mano, la casa madre. Non nei cuori degli aficionados, ovviamente, che oggi vedono coronata una rincorsa durata qualcosa come un decennio e rotta solo dalla manciata di minuti del 7” Planets di qualche mese fa, anticipazione gradita ma troppo breve di questo atteso lavoro.

L’attacco di Battle fuga ogni legittimo dubbio. Vedere riformati gruppi che hanno raggiunto lo status di gruppo di culto, sull’onda di una manciata di dischi epocali ma soprattutto di uno iato pluriennale, racchiude sempre delle insidie. La voce melo di Jenkins e un andamento quasi swingato, spazzano via 3 lustri come fossero bruscolini. I Three Mile Pilot sono tornati come se niente fosse. Certo, gli spigoli sono più smussati e la malinconia, quel gusto amaramente esistenziale che trasudava da lyrics e interplay sembra lievemente affievolito, ma l’età porta consiglio e acquieta anche gli animi più travagliati. C’è di buono però che questa reunion – se di reunion si può parlare, dato che il trio non si è mai ufficialmente sciolto – non puzza di opportunismo e l’album mostra entusiasmo e freschezza, spazzando via le insidie “passatiste” più che lecite in partenza.

I pezzi-bomba forse non ci sono (dopotutto non ci sono mai stati) ma la media è alta: il controcanto di Left In Vain, il piano incalzante e le aperture “solari” di Same Mistake, l’agorafobia meets San Diego sound di What’s In The Air o la lenta ballad storta di One Falls Away si fanno preferire, ma sono giusto scelte personali. Insomma, The Inevitable Past Is The Future Forgotten ci fa tornare in mente i classici della discografia della atipica band di San Diego. Come a dire, 15 anni passati così, senza accorgersene.

(7.3/10)

Pubblicazione: 22 Settembre 2010

File under: indie

| Archivio
Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2010)

Rss
copertina pdf #91