The Brawl riprende il discorso interrotto con Tragol De Rova – e iniziato ancora prima, quando si chiamavano Superlucertulas – e lo estremizza ancor di più. I tre lucertoloni spingono infatti sull’acceleratore in una maniera inusitata, quasi volessero dimostrare al mondo che la musica è una guerra e di prigionieri non sanno proprio che farsene. Un titolo del genere, lascia poco spazio a dubbi e immaginazione, dopotutto.
Articolazioni strumentali mobili e architetture sonore ondivaghe, nonostante la densità specifica di ogni singola nota, sono lì a dimostrare capacità di introiezione e di storicizzazione dei canoni del noise-rock, ma è la cruda e irrefrenabile violenza unsaniana a destare scalpore. Pensavamo fosse impossibile lasciarsi andare così, superando la soglia di brutalità del predecessore Tragol De Rova, ma queste 9 tracce ci lasciano a bocca aperta: assalti al fulmicotone senza compromessi in cui il blues e il rock vengono deturpati alla maniera del trio newyorchese, di cui sono non solo eredi, ma vere e proprie reincarnazioni. Stesso senso di nausea, stessa sensazione ripugnante, stessa idea concentrata di violenza fatta musica. Insomma, in linea totale con quel noise-rock di stampo americano (e newyorchese) che da almeno due decenni è croce e delizia dei nostri padiglioni auricolari.
Inoltre, The Brawl merita un paio di note di merito in più. La prima è la cura maniacale con cui RobotRadio e Macina Dischi confezionano l’album, prova di un sentire musicale che è anche esperienza tattile e visiva, oltre che sonora: al cd, infatti, si accompagna un vinile pesante in elegantissima quanto povera confezione in cartone riciclato con un lato etched e quattro pezzi in italiano. La seconda è relativa proprio a queste 4 canzoni: riletture di pezzi presenti nel cd o inediti propongono nuove e inattese vie di fuga per il terzetto in grado di giocare sul terreno del noise-rock in italiano (vedi alla voce Teatro Degli Orrori) senza timori reverenziali ma con gran classe.
(7.2/10)
Scheda: Lucertulas
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