Recensione
Lost Where I Belong Andreya Triana
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nu soul Voti redazione e staff

Andreya Triana

Lost Where I Belong

Ninja Tune

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Andreya Triana è l’ennesima next big thing del soul britannico. Già vista e ascoltata in un cameo con Flying Lotus e nell'eccellente partecipazione alle vocals del disco di Bonobo, rivelazione senza patron (eccetto per la sua voce intrigante) della Red Bull Music Academy nel 2006, oggi emerge in gran spolvero con il suo debutto su Ninja Tune. L’etichetta che fa il ventennio la inserisce in direttissima nella raccoltona celebrativa dell’anniversario, come a dire che anche se esordiente, Andreya può meritarsi di entrare da subito nella storia del suono UK.

Ma come suona la ragazza? La voce è di quelle che non strafanno, un misto di delicatezza da bossa nova (Something In The Silence) e di soul da cameretta chill-out illbient, si regge su radici maturate sui palchi del fumoso nu-jazz britannico, cita affiliazioni di classe come il Bristol sound acustico dei Portishead più acustici, la Björk a cappella, i colori caldi dell’anima e le stampe optical Settanta. Cose da blaxploitation segate in due dalle promesse postmoderne del dubstep (non lo troverete nell’album, ma Andreya è già stata remixata dagli hyppatissimi Mount Kimbie su A Town Called Obsolete).

Un esordio con i fiocchi per la riccioluta ragazza di Brighton, che stupisce con l’opener da camera Draw The Stars, le meditazioni acustiche Darker Than Blue e X e per finire con la doverosa citazione ai Massive Attack - nel titolo e nella sostanza - di Daydreamers. Come situarsi a lato degli strilloni sensazionalistici del pop di La Roux, ritagliandosi una nicchia che piacerà agli estimatori del downtempo di Martina Topley Bird, Sade e Tracey Thorn, tanto per citare tre nomi di classe non ostentata che bene si accostano alla proposta della promessa già notata dal guru Gilles Peterson. Andreya keeps it real.

(7.3/10)

Scheda: Andreya Triana

Pubblicazione: 26 Agosto 2010

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