In The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast ritornano i Matmos concettuali di Drew. Il modus è quello chimico-meccanico dei primi lavori, che non rinuncia al nutrito stuolo di guest star.
E' la quadratura del cerchio: attraverso l’omaggio, escamotage caro alle arti, Drew e Schmidt dedicano ciascun brano a un mito personale defunto, mescolando quasi-oggetti e cultura popoular. Non solo folk, The Rose… costituisce l’album più vario e nello stesso tempo più accessibile della carriera del duo. È una celebrazione della sottocultura gay,dove corporeità ed estetica, humour e tocco fetish sono elementi sciolti in una doppia dose di disco music e funk, che caratterizza le prime tracce, tanto che in primis viene da pensare ad un album à la Soft Pink Truth. Fuochino. È soltanto un aspetto di un’avvincente mappa geografica, dove la manovella del cinematografo spia l’America di oggi con la parodia western di ieri, il miglior sound post-Residents che si possa immaginare cozza contro i Mouse On Mars che non vedremo mai (più). Non è soltanto un discorso di scatole cinesi, è il gusto sopraffino per l’intrattenimento “altro”.
Molti i momenti salienti dell’album: dalla dark disco in memoria del tragic figure Lerry Levan (Steam And Sequins For Larry Levan) alla sottile arringa politica (…quello sparo in Rag For William S. Burroughs); dagli strascicati declami anti-uomo in sincope della shooter di Andy Warhol, Valerie Solanas (Tract For Valerie Solanas) al ragtime trasformista che sfocia in una fantastica marcia per macchine da scrivere, percussioni arabe, deliri di cornamuse e flauti incantatori (i ben 12 minuti di Rag For William S. Burroughs). La tentazione di descrivere tutti i brani è forte. Si potrebbe citare il ripescaggio di un’exotica ’50 quand’era sposa di film popolati da improbabili negroni vestiti di banane, la pornodisco acidissima all’altezza di The Wall (Public Sex For Boyd McDonald) …ma fate tacere questa penna prima che non si stacchi più dal foglio. The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast è un cassa di dieci ampolle stracolme di sostanze inebrianti (Popper? No, molto meglio), altrettante mirabolanti esperienze contemporanee che, a nostro modesto avviso, sono da annoverarsi nella storia della musica degli ultimi anni. Che per il capolavoro occorra attendere un concept intitolato The Civil War Part Two? Per il momento siamo dalle parti del disco dell’anno.
(8.0/10)
Scheda: Matmos
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