Recensione
White Light/White Heat Puttin' On The Ritz
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cabaret-rock Voti redazione e staff

Puttin' On The Ritz

White Light/White Heat

Hot Cup

Sì, avete letto bene. Il titolo del somophore dei Puttin' On The Ritz, ennesimo progetto in cui è coinvolto Kevin Talibam! Shea, rimanda proprio a quello dell’epocale esordio dei Velvet Undergound. Sì, perché è la rendition di quell’album, completamente coverizzato dal progetto che Shea condivide col cantante BJ Rubin. Quello che era un capolavoro di rumore chitarristico e depravazione, in grado di mostrare al mondo lo spessore di 4 artistoidi drogati totalmente addicted to noise, molto prima che il noise divenisse categoria musicale interpretativa e privilegiata, viene riletto in formazione e attitudine cabarettistica dal duo newyorchese.

Per l’occasione, la formazione si allarga a vera e propria brass band sui generis col padrone di casa Hot Cup, Moppa Elliott al basso, Jon Irabagon al sax, Sam Kulik al trombone, Nate Wooley alla tomba e il sodale Matt Mottel ospite alle tastiere nella conclusiva cavalcata di Sister Ray. Claudicante e ubriaco, tentacolare, parossistico e alieno nel costruirsi in assenza di una strumentazione classicamente rock, il White Light/White Heat dei newyorchesi sorprende per la sua capacità di essere al tempo stesso un ovvio e sentito omaggio, ma anche la sua incredibile destrutturazione oltre che una personalissima reinterpretazione a base di fiati impazziti, filologia maniacale e scazzo in quantità industriali. Se vi state chiedendo quale può essere la molla per una così insana attrazione per quel disco, beh, la risposta la fornisce BJ Rubin stesso, ricordando come quel disco in cassetta fosse in heavy rotation nel suo walkman appena trasferitosi a NY. Consigliatissimo.

(7.0/10)

Pubblicazione: 24 Agosto 2010

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