Recensione
Pale Sketches Demixed Pale Sketcher
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remix, glitch Voti redazione e staff

Pale Sketcher

Pale Sketches Demixed

Ghostly International

Cambia moniker con la stessa regolarità con cui cambia le mutande, Justin K. Broadrick. Eppure il prime-mover del rumore inglese (da Napalm Death a Jesu, passando per Head Of David, Godflesh e Greymachine) mantiene sempre una certa linea di continuità sottotraccia che a volte appare più evidente, altre meno. Pale Sketcher, ennesima incarnazione del fare musicale di Broadrick appartiene di diritto alla prima linea, essendo sin da moniker e titolo piuttosto evidenti le finalità del progetto, figlio illegittimo della compila di inediti Pale Sketches.

Un veicolo, nelle parole dell’inglese, con cui esplorare “the electronic side of Jesu”, quell’anima che nella dicotomia elettronica/chitarre che caratterizza Jesu sin dai primordi, ha mano a mano perso parte del proprio peso. Da lì la necessità di riesumarne l’aspetto meramente elettronico virandolo verso certi lidi non dissimili dalla glitchtronica ’00 tutta increspature e arricciature, bassa battuta e sensualità gelida su quel magma di shoegaze ascensionale che ha fatto la fortuna della casa madre.

Una slow-motion a tratti entusiasmante: l’incedere claudicante di Don’t Dream It (Mirage Mix), i delay vocali di Supple Hope (2009 Mix), gli incroci di synth kosmische di Dummy (Bahnhoff Version) danno la misura delle partiture di Jesu una volta ripulite dal rumore di chitarra.

Alla lunga, l’atmosfera si fa troppo unidimensionale e, senza colpi d’ala memorabili, finisce con l’appiattire la già scarsa tavolozza di colori usata per Jesu. Il problema, come già detto più volte, risiede più nel background del nostro e nelle aspettative dell’ascoltatore che nella bontà della proposta in sé.

(6.5/10)

Scheda: Pale Sketcher

Pubblicazione: 18 Agosto 2010

File under: remix, glitch

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