Una storia che più americana non potrebbe essere. State a sentire: Hamper McBee produceva whisky di straforo in Tennessee - dove, se no? - e nel tempo libero raccontava storie e cantava ballate senza accompagnamento strumentale ma con abilità leggendaria. Un tipo così non poteva sfuggire agli etno-musicologi ed ecco che nel 1964 Guy Carawan ne trasportava il talento fuori dalle native Smoky Mountains. Prendendo spunto dall’oralità del folk e dagli amati Bradley Kincaid, Vernon Dalhart e Burl Ives, Hamper si creava frattanto un proprio repertorio, la voce macerata di tabacco e quella trentina di birre giornaliere tracannate senza mai ubriacarsi. Un giorno del ’77 capitavano a casa sua lo studioso di musica country Charles Wolfe e il regista “underground” Sol Korine (papà di chi sapete) e, fermandosi sei mesi, registravano un disco edito dalla Rounder presto finito fuori catalogo.
Lo sottrae oggi alle grinfie di avidi collezionisti e all’oblio la Drag City, levando polvere ai racconti e alle corde vocali antiche eppure così moderne di quest’uomo, morto ventidue anni or sono di cancro ai polmoni e non, com’era logico attendersi, per una cirrosi. Evocando fotogrammi seppiati di Sia Lode Ora A Uomini Di Fama e Furore, traditional e brani autografi scorrono senza soluzione di continuità raccontando una nazione che non esiste più. Un’America ai margini, consapevole e orgogliosa di non essere adatta a tutti. Solo ai più duri e temerari, com’è giusto.
(7.0/10)
Scheda: Hamper McBee
Pubblicazione: 21 Agosto 2010
File under: folk
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