Recensione
Abdoulaye Traore Abdoulaye Traore
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Mali blues Voti redazione e staff

Abdoulaye Traore

Abdoulaye Traore

Drag City

A fare ottimo paio con il disco omonimo di Toba Seydou Traore, l’attenta Drag City immette sul mercato un’edizione digitale della prima di sette cassette pubblicate da Abdoulaye Traore. Anch’egli originario del Mali rurale e similmente segnato in giovane età dalla strumentazione dei clan di cacciatori, si rifà tuttavia alla tradizione Wasulu, basata - a giudicare da questa raccolta - su una maggiore tensione delle trame sonore, su un’ipnosi consegnata nel corpo pulsante di brani più brevi e anche più spigolosi. Ennesimo discepolo di Yoro Sidibe, col quale ha completato la propria formazione due anni or sono, l’uomo lavora di conseguenza su un groove insistito che trae origine dall’originaria natura (danza popolare e incitamento all’arte venatoria) di questa musica.

Forzando un poco il discorso secondo termini “occidentali”, queste otto tracce (menzione d’obbligo per il flettersi esemplare di Sadunun e una Danbakèlè intensa più del resto) stanno al funk come Toba Seydou Traore al blues: scarnificato e vibrante, essenziale e caloroso. Un intreccio di corde acustiche e voci che prende spazio con ferma discrezione, smentendo un’iniziale apparenza monocolore e invogliando a tornare sull’argomento più volte. Gustando l’insieme tanto quanto le lievi sfumature, mentre il minimalismo ritmico secco e irresistibile di James Brown inizia a rispuntare dalla memoria. Provare per credere.

(7.2/10)

Pubblicazione: 18 Agosto 2007

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2010)

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