Recensione
Daddy Was A Driver Daddy Was A Driver
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country rock Voti redazione e staff

Daddy Was A Driver

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Tra le prime cose che si notano c'è senz'altro la pronuncia: ogni parola scolpita come fosse una sculturina d'aria, tipico marchio d'inglese imparato bene ma pur sempre imparato. E' un difetto, sì, ma di quelli che convalidano anziché invalidare, elemento oserei dire filmico che consolida e rimpolpa il sogno-spaghetti dei Daddy Was A Driver, bolognesi un tempo noti come DeSoto. Sono quattro ragazzi con l'immaginario piantato da qualche parte tra il paisley meno furioso, le nostalgie country-sixties dei R.E.M. e una spolverata di surf condito col peyote (vedi la tarantiniana Riding Day By Day, non a caso destinata a far parte della soundtrack di Blood & Curry, film diretto da Atul Sharma).

Paesaggi sonici ben noti ed esplorati, che però i Nostri abitano con quel misto di convinzione, disinvoltura e ironia (prendete l'Elvis di riporto in Please Stop Crying) di chi ha colmato la distanza che separa il desiderio dal reale. Un gioco giocato sul serio, volando in quel di Tucson dove la partita puoi disputarla davvero "in casa", registrando (bene) assieme a Craig Schumacher (già dietro la console per Calexico, Steve Wynn, Neko Case, Giant Sands...) quei tre quarti d'ora di microcosmo western ruspante e acidulo, indolente e indolenzito, cazzone ma a suo modo rigoroso e in fin dei conti inattaccabile. Il motore gira come se non dovesse fermarsi mai. La direzione è ostinata, l'andatura confortevole, la compagnia buona.

(6.9/10)

Pubblicazione: 14 Agosto 2010

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2010)

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