Recensione
Goodbye, Killer Pernice Brothers
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Indie folk Voti redazione e staff

Pernice Brothers

Goodbye, Killer

One Little Indian

Quando raggiungi la maturità e inizi a pensare che la prevedibilità di un arrangiamento ne costituisca talvolta il principale valore, ti rendi conto che esistono gruppi meravigliosi come i Pernice Brothers. Goodbye, Killers è il sesto album in studio per i fratellini Joe e Bob, impegnati da quasi tre lustri a perfezionare l'arte della bella calligrafia ad uso e consumo di quell'America meno facilona, che apprezza i Cohen (così come i Cohen hanno più volte ribadito di apprezzare per i Pernice) ma non sa rinunciare alla torta di mele e al Super Bowl.

I loro album sono quasi tutti uguali: power pop tenue e uno sguardo che abbraccia gli spazi aperti della provincia, pop elettroacustico e una voce soffice come una piuma. Una formula che fino ad ora ci ha consegnato lavori pregevoli e di raro equilibrio, e di cui, in tempi così poco decifrabili come quelli attuali, sentivamo la mancanza. Registrato il fatto che anche questo disco è impermeabile alle tendenze degli ultimi trent'anni di musica, il resto va da sè.

Personalmente l'ho trovato appena meno ispirato del precedente Live A Little, che gonfiava il petto mostrando qualche ambizione sinfonica in più. I nuovi brani sono asciutti e diretti come una pacca sulla spalla, mescolano con nonchalances suggestioni da ballata west coast, spigliati folk'n'roll e accattivanti influenze british. In mezzo vi si trovano alcuni dei pezzi più divertenti e divertiti che il gruppo abbia sfornato, vedi l'opener Bechamel, il cui jangle pop agrodolce vale da sola il prezzo del biglietto, o le languide distorsioni in odor di Big Star di Something For You. Il resto è elegante e confortevole ordinaria amministrazione.

(6.3/10)

Pubblicazione: 09 Agosto 2010

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