Recensione
Organ Adam Payne
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indie power rock Voti redazione e staff

Adam Payne

Organ

Holy Mountain

Davvero un bell’esempio di rinfrancante e rinfrescante melting pot, Adam Payne dalla Florida: figlio di un’italiana e un afroamericano, mostra un talento musicale assai precoce nutrito dai cartoni animati del sabato mattina. Polistrumentista, maneggia lui tutti gli strumenti di questo suo (crediamo…) esordio - mini piuttosto corposo che un tempo sarebbe stato un LP: trentasei minuti - e appese sul muro vanta quel paio di lauree in statistica e psicologia.  Impossibile per uno così fare brutte cose, ma vatti a fidare in quest’epoca di intellettuali emaciati o megalomani: tocca invece ricredersi, perché Organ è disco frizzante e agile, arguto e ricco d’idee e melodie.

Mettete da parte le ipotetiche influenze soul - dovrete tuttavia tirarle fuori per giustificare le cadenze, pur a costante rischio d’inciampo e impennata,della tenera In Hell - e immaginatevi un power pop corretto dalle sottili sconnessioni “nerd” dei Pavement. Altrimenti dei Replacements che preferiscono la Red Bull alla Budweiser e sono di conseguenza iperattivi e non sbronzi, in ogni caso ferrati tanto in math rock e low-fi (gli otto e passa minuti di Incidental Arrangement si snodano torpidamente acidi e jazzy, tra Polvo e Storm & Stress; la cavalcata wave Wind, Wind, Wind/Take A Look) quanto nello stile stradaiolo e meticcio canonizzato da Exile On Main Street (The One After Eyes). Non contento, Payne si ricorda di avere sullo scaffale un lp dei Big Star e uno dei Dinosaur Jr. e una sera gli viene in mente che sarebbe una bella idea farli convivere sotto una patina glam autoironica, facciamo simile a quella dei primi Urge Overkill (Never See You Anymore); infine, prima di coricarsi per il meritato riposo quotidiano, estrae dal cilindro una Fruzstration che - a passo di ballata cupa e sgasata - conduce i Jacobites al ranch dei Crazy Horse.

Penserete di ascoltare una compilation, un condominio abitato da gente che non si parla e manco si guarda. Un accidente: c’è il robusto filo conduttore di una creatività a ruota libera e dellacalligrafia convincente a tenere insieme tutto. Ci sono canzoni che canticchierete in men che non si dica e alle quali sarà impossibile non affezionarvi. Tanta carne al fuoco, mai scotta o bruciata: complimenti al cuoco.

(7.0/10)

Scheda: Adam Payne

Pubblicazione: 01 Febbraio 2009

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2009)

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