We Love è un progetto italiano che ha avuto il privilegio di uscire per la Bpitch Control di Ellen Allien, ammaliata dal mix di arti messo in gioco dai suoi protagonisti. Il loro ingresso per l'etichetta berlinese è un po' una novità: non c'è tantissimo in comune con il rigore minimal di Ellen, piuttosto con il portato di IDM e synth pop dell'amico di lei, Apparat.
In pratica, quest'esordio parla la lingua dell'indietronica guardando soprattutto alla Svezia dei The Knife - e senza dimenticare tutta la sezione remix degli ultimi Depeche Mode. Dal duo autore di Silent Shout, Giorgia Angiuli, già conosciuta con il progetto Metùo e Piero Fragola (ovvero Werk Ddesign), designer e videoartist, hanno acquisito le atmosfere al calor bianco e quel gusto per la sperimentazione oltre il sintetico. Tra le note apprendiamo che il duo s'è fatto costruire un midi controller per ricreare un calore tutto analogico. La macchina è stata pagata da un'azienda di fashion design italiana: la moda torna anche nella cura per l'abbigliamento dei We Love, che si presentano in rigorose tute futuristiche bicromatiche, di fatto l'immagine coordinata di un progetto inteso come sinestetico. E sarà forse per l'ambizione dell'output complessivo, unita ai pochi mesi di vita (un anno e poco più), che la qualità di quest'esordio non va oltre la riproposizione di modelli, assimilati piuttosto bene, ma restituiti praticamente identici e perciò assimilabili a un aggiornamento del synth pop anni Ottanta alle atmosfere nordiche '00.
Rispetto alla forza espressiva di Karin Dreijer Andersson, Giorgia si muove misurata tra trame semplici e filtri efficaci, ma questo le nega la possibilità dell'hook melodico (debole Even If). Dal punto di vista dell'arrangiamento, hanno ragione loro: non sono l'ennesima elctro band; del resto incorporare molteplici stili non significa farne uno nuovo e citazioni come Our Shapes (il cui riff iniziale ricorda da vicino Enjoy The Silence) o Escape Destination (molto simile a un famoso brano dei Daft Punk) non aiutano a togliersi l'idea che più che per gli ascoltatori più esigenti questo sia un album per sfilate di moda. Non mi stupisce che White March, cassa (finalmente) dritta, riff al synth filtrato/svagato/perfetto, leggeri glitch e bisbigli, sia il loro brano più easy, ma anche il più autentico.
(6.5/10)
Scheda: We Love
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