La Sera Della Prima
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Genere

fantastico

Durata

115’

Sceneggiatura

Richard Kelly

Cast

Cameron Diaz, James Mardsen, Frank Langella, Sam Oz Stone

Musica

Win Butler, Regine Chassagne, Owen Pallett

Fotografia

Steven Poster

Montaggio

Sam Bauer

Data

26 Luglio 2010

Uscita Film

Luglio 2010

trailer

The Box

Richard Kelly (USA, 2010)

Richmond, Virginia. Natale 1976. Alla porta dei coniugi Lewis, James Mardsen e Cameron Diaz, viene lasciato un pacco, all’alba. Al suo interno una scatola con un pulsante, una chiave e un invito a un appuntamento per il giorno seguente. All’orario concordato, al campanello si presenta, orribilmente sfigurato sul volto, Arlington Steward, Frank Langella. Cortesemente spiega subito la natura della situazione. Se i due sposi premono il pulsante sulla scatola qualcuno che loro non conoscono muore e loro ricevono un milione di dollari in contanti. I due coniugi decidono di premere il pulsante e, da subito, si rendono conto dell’errore fatto cadendo in una spirale di paura risolta solo alla fine.

Richard Matheson scrisse nel 1970 il breve racconto Button Button nel quale raccontava la paradossale vicenda di due coniugi ai quali veniva fatta l’assurda proposta ricevuta dai Lewis. Loro accettavano e, premuto il pulsante e ricevuti duecentomila dollari, venivano salutati dal misterioso individuo che annunciava la destinazione della scatola a qualcuno non conosciuto dai due.

Button Button è anche il titolo di un episodio diretto da Peter Medak dell’edizione degli anni ’80 di Twilight Zone, la serie cult della CBS alla quale collaborarono Matheson e tanti degli sceneggiatori, dei registi, degli attori e dei caratteristi più importanti del cinema americano. La vicenda raccontata è la stessa, la fedeltà alla novella dell’autore di Io sono leggenda, (I Am Legend, 1954), è precisa e la forma breve dell’episodio televisivo la realizza al meglio e la valorizza.

Richard Kelly parte da Matheson, dall’atmosfera lucida e illogica delle sue ambientazioni, accoglie lo spettatore con il rapido arrivo di Steward e della sua scatola. Chiede allo spettatore di seguirlo fino al limite della credibilità giocando sul nome dell’autore del soggetto e, ottenuta l’attenzione di chi guarda, si stacca completamente da quanto scritto nel 1970 per librarsi nel suo volo pindarico tematico e narrativo. Ad una vicenda lineare e folle, al rigore basilare di Richard Matheson che racconta disinteressandosi di quanto si chiederà il lettore, Kelly aggiunge il pesante e l’indigesto fardello di tematiche importanti e controverse. Fa riferimento al genere per passare messaggi più alti, Matheson è un maestro in questo, ma non gli riesce allo stesso modo perché lo fa autocitandosi, riprendendo quanto fatto nel 2001 con Donnie Darko (id.,2001), suo straordinario film d’esordio e cult generazionale d’inizio secolo. I mondi che comunicano, il libero arbitrio, il bene e il male e la solitudine dell’eroe, sono temi riscaldati e, per di più, senza il condimento di una colonna sonora epocale come quella del film con Jake Ghyllenhall, sebbene a occuparsene qui siano stati Win Butler e Règine Chassagne degli Arcade Fire e Owen Pallett.

L’incubo di Donnie, il coniglio mostruoso, è qui lo sfigurato Steward; La filosofia dei viaggi nel tempo, il libro di Roberta Sparrow, “nonna morte”, che spiegherebbe quanto succede a Donnie diventa qui Human Resource Exploitation Training Manual, manuale della Sicurezza Nazionale americana sulla coercizione mentale; il tema dell’acqua come elemento vivo e di passaggio tra mondi si fa qui ancora più manifesto e semplificato. Per non menzionare poi sequenze girate allo stesso modo, alcune veri e propri remake di quelle viste nel film del 2001, tra tutte quella del Babbo Natale in mezzo alla strada, lì era “nonna morte”, e quella finale nella strada dove hanno casa i protagonisti in un tripudio di ambulanze e macchine della polizia.

Temo che Kelly, del quale menziono e solo per dover di cronaca il titolo del secondo film, Southland Tales, (id ., 2008), abbia cercato di creare un epifenomeno in un’operazione che pare insincera e non giustificabile dall’amore per la storia inventata da Matheson. Forse Donnie è morto davvero alla fine del film e lui è l’ultimo a volersene convincere.

copertina pdf #88