I PVT altri non sono che i Pivot di O Soundtrack My Heart, formazione di tre menti scafatissime che ci erano piaciute per scelte e riferimenti stilistici, senza riuscire a convincerci del risultato.
Detonazione e tecnica, suonato e sintetico, riff radioattivi ai synth e momenti più mediati, facevano della formula un qualcosa di eccitante, anche per chiari parallelismi con i Battles. Eppure i Pivot che guardavano indietro al math, post-rock, jazz-rock, oppure che tentavano coniugazioni sempreverdi con il kraut, davano comunque la netta impressione di stare ancora provando, compromettendo continuamente una freschezza di base comunque palpabile. La nuova prova cambia ragione sociale e filosofia (fatta eccezione per la citazione esplicita di Kraftwerk I in Community, quasi un addio al passato), scegliendo il formato canzone e virando su un variegato synth pop chiesastico/pagano, con un'ammissione di colpa e conseguente restringimento del campo d'azione, senza che alcuni vizi di fondo vengano superati.
I PVT rimangono ottimi aggregatori e abili chirurghi di laptop tronica in partiture suonate, e più di ogni altra cosa sembrano maestri nell'evitare i loghi comuni di ciò che rielaborano. Se in questa puntata la vera novità è stata il canto spirituale, i PVT hanno evitato le armonie pseudo gospel à la Depeche Mode e optato per un revival della wave pacificata, dream-ata ed etnicheggiante di fine Ottanta. Preferendo una sezione ritmica Einstürzende Neubauten alle tronfie pose etno rock di alcuni protagonisti di quel nefasto periodo, hanno inoltre sposato eleganza e accoratezza e rinunciato alle pose caricaturali del post-punk e del goth di qualche anno prima.
In un canto rimangono i sussulti horror dei Suicide (comunque citati apertamente in Chruch With No Magic) e si viaggia su un terreno spugnoso tra This Mortal Coil e l’emozionalità di Echo & The Bunnymen (Crimson Swan, Circle Of Friends) salvo aggiornamenti attraverso vocalizzi simil Patrick Wolf (via lallazioni Laurie Anderson) e cose ancor più radio friendly come The Quick Mile.
E' l'anima bianca della song synthetica l'abile scelta strategica dei PVT, ottimi architetti senza canzoni vere, raffinati tessitori d'emozionalità wave senza volto. E' l'ennesima transizione, ma verso dove?
(6.5/10)
Scheda: PVT
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