Prima manifestazione ufficiale da un paio d’anni a questa parte, se non andiamo errati, tanto che per la sigla originariamente di Amanda Not Not Fun Brown e Bethany Best Coast Cosentino l’aria era quella della dismissione.
Non è dato sapere se questo Make It Real sia il canto del cigno per il duo californiano, visto il prevedibile successo del solo-project di Bethany, o un nuovo inizio come i cambi strutturali (con tanto di formazione allargata a quartetto in cui spicca Cameron Sun Araw Stellones) e strumentali farebbero presagire. Quale che sia il futuro di Pocahaunted (bisogna dirlo, uno dei moniker più geniale dell’underground mondiale) e data per scontata la rinuncia della Cosentino, limitiamoci al presente. Proposta normalizzata e di molto, rispetto agli esordi in cui l’allora duo se la faceva con reietti del droning del calibro di Robedoor senza sfigurare affatto con un blob di psych deviante. Ora ad essere messa in scena è una sorta di dub psichedelico corposo e groovey, memore tanto di certi lavori meno nervosi del post-punk delle origini (la linea di basso portante dell’opener Touch You) quanto di aperture afro e tropical degne dei compagni di label (la title track, i duetti vocali di All Of Is Of, il tribalismo goes outer space di U.F.O.).
Il risultato è un concentrato di funkedelia clintoniana dai ritmi rallentati e oppiacei, di tanto in tanto smossa da tempeste di suoni multiformi e caleidoscopici ma dal mood genericamente sfatto e dilatato, tanto che l'album sembra un ponte immaginario in grado di unire la California più free e freak alla grande madre Africa, passando per il lato oscuro della Giamaica. Meno destabilizzante rispetto a ciò che la sigla ci aveva abituati a sentire. Buon inizio per una probabile seconda fase.
(6.8/10)
Scheda: Pocahaunted
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