Terzo disco per l’ex cantante di Tricky (sull’immortale Maxinquaye) e collaboratrice (fra gli altri) di Massive Attack e Gorillaz. Incoraggiata dall’amico Damon Albarn, Martina riarrangia le hit dei suoi precedenti Quixotic (2003) e The Blue God (2008) in chiave semiacustica, sottolineando con pochi strumenti la sua voce semplice, che mima i migliori episodi intimisti di Suzanne Vega, imbrigliando la sua londinesità con strumentazioni insolite (ukulele, balafon, glockenspiel e clavicembalo) e con un range vocale che non sfora mai nel pomposo.
Registrato in presa diretta, questo nuovo disco è un buono punto di partenza per una cantante che è sempre stata sommersa dagli ego dei suoi collaboratori. Quando si mette a pensare con la sua testa, la Topley Bird sa sfruttare al meglio le nuances della sua voce esile, mai esagerata e nel contempo suadente. 4 pezzi nuovi tra cui si distinguono Orchids per la bella vocalità che ricorda le ultime vette di PJ Harvey e lo swing in jam session di All Day. Phoenix, influenzata dalla musica anni Sessanta cambogiana, è la perla che ci fa capire come la ragazza sia sulla strada di una maturità imminente. Spensieratamente pop, Martina ha le carte in regola per diventare un fenomeno. Dovrebbe crederci un po’ di più, magari togliendo le innocenti ninne nanne inglesi (Kiss Kiss Kiss, Harpsichord Kiss) che al secondo ascolto diventano prescindibili.
(6.7/10)
Scheda: Martina Topley Bird
Pubblicazione: 22 Luglio 2010
File under: pop acustico
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