L’emul-rock dell’emul-rock. Ormai a tanto siamo arrivati nel raschiare il barile della (mancanza di) creatività. Atmosfere gloomy, sonorità sul dark, batteria minimal se non in modalità human drum-machine, interplay basso-chitarra con accento sul primo e voce drammaticamente baritonale: questi gli Hypernova che però, come molti avranno già capito, non si rifanno ai Joy Division, quanto agli emuli di quel sound riverniciato per gli anni '00 come Editors, Interpol e compagnia cantante.
Non c’è nulla di sofferto, struggente, lirico nelle musiche di questo quartetto, tanto meno di originale, così come non ce n’è in quelle dei suddetti. C’è soltanto l’insinuarsi vivido – ben praticato e con nulla da eccepire sul piano formale – nel solco tracciato da altri, in altri tempi e con altre dinamiche. L’innesto di accenni dark-techno, di qualche slancio dance - o alternative-rock, di qualche variante sul canovaccio goth alla Sisters Of Mercy o Psychedelic Furs, non altera la percezione iniziale. A parziale scusante, la provenienza esotica del quartetto, fuggito da un presente fatto di repressione e secret gigs in quel di Teheran (si noti l’autobiografica Viva La Resistance) per rincorrere l’illusione di un futuro migliore negli States.
(5.8/10)
Scheda: Hypernova
Pubblicazione: 23 Luglio 2010
File under: emul-rock
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