Sembra sia impossibile star fuori dalle mode, in UK. Gli Elbow sono la classica eccezione che conferma la regola: nostalgici e caparbi, i mancuniani si sono rivelati capaci di scavarsi la loro nicchia, pur flirtando a inizio millennio col pop emotivo di Coldplay e (ormai estinti) Doves. Ciò che li ha saputi distinguere, sin dal lontano esordio Asleep In The Back, è quell’ondeggiare fra suggestioni Genesis e sospensioni Talk Talk, fra morbide trame acustico-elettriche enfatizzate dalla voce di velluto di Guy Garvey; piatto ricco e prelibato tanto per gli affamati di prog quanto per i poppettari più malinconici. Una via percorsa non sempre con coerenza e passo fermo, adesso nuovamente imboccata con The Seldom Seen Kid, quarto album che ci restituisce il quintetto in una forma che, francamente, non speravamo tanto buona. Ci sono un po’ tutti gli ingredienti della formula classica del gruppo, stavolta uniti a una ritrovata ispirazione compositiva (il soul di Mirrorball, il gospel percussivo di The Bones Of You, le atmosfere da soundtrack d’antan di The Loneliness of a Tower Crane Driver) e una rinnovata sicurezza, che consente anche qualche azzardo senza rischio di perdere la mano (la beck-iana Grounds For Divorce, la malinconica e ironica Audience With The Pope), non mancando di soddisfare smanie amabilmente rétro, fra classe (The Fix, duetto con un ineffabile Richard Hawley) e inevitabile maniera (l’enfasi simil-Verve di On A Day Like This). Un ritorno che vale più di una chance.
(7.0/10)
Scheda: Elbow
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