Recensione
Gong Lake Neptune
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Noise free form Voti redazione e staff

Neptune

Gong Lake

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Se nel penultimo Untitled (Golden Lab, 2007) l’improvvisazione si fa via maestra per una forma di musica ipnotica e circolare, nel nuovo Gong Lakele strutture si fanno completamente free-form ed i tre, ancora e sempre alfieri “De L'Arte Degli Strumenti Autocostruiti”, eccellono al loro meglio. Chitarre fatte di scarti metallici, corpi contundenti impropriamente e improvvisamente assurti al far musica, e poi le mille trovate senza nome. Senza antecedenti anche l'elettronica usata. Synth e oscillatori talmente sfranti nel suono desueto-concreto, da presentarsi alle nostre orecchie con timbriche atipicissime: magre, metalliche, piene di echi aleggianti e appassiti. Indecifrabili.

Una casa fantasma, questa abitata dai bostoniani Neptune, davvero “inesprimibile”. Jason S. Sanford, Mark W. Pearson e Daniel Boucher arrivano oggi al loro apice creativo. Gli anni spesi fra line-up variabili donandosi ad una oscura, quanto tenace, carriera underground, hanno giovato eccome. E adesso gongolano la più tetra mistura di Swans e This Heat (Yellow River). Con tanto di voce, Jason nel caso, a riproporci il Michael Gira d’epoca.

Piccole sculture di suono, le loro: ora ossessivo e strappato (Purple Sleep), altre volte (Paris Green) in preda a deliri funky attraversati da una anima metallica (prossima ai primi Godflesh). Gong Lake suona aberrante. Buio e teatrale come pochi altri. I Neptune sono concettualmente vicini agli Einsturzende Neubauten. Il dir molto con poco.

(7.5/10)

Scheda: Neptune

Pubblicazione: 05 Aprile 2008

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Massimo Padalino
Massimo Padalino (Album 2008)

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