Voci insistenti di abbandoni definitivi circondano questo ennesimo lavoro targato Faust, formazione che tra alti (moltissimi) e bassi (qualcuno, specialmente in quest’ultimo periodo dopo le vicissitudini legate al brand) calca i palchi da un quarantennio buono e la cui storia non è riassumibile in una recensione. Per approfondimenti, il rimando alla nostra retrospettiva con intervista di Caliri è d’obbligo.
Tornando a Faust Is Last, continuità e contiguità col primo mitico disco e con una storia musicale fattasi leggenda sono evidenti sin dalla cover, riproposizione attualizzata del celebre fist che dà nome all’intero progetto, passato ai raggi x. Diversamente però dall’originale Faust, il pugno di questo disco è lievemente più aperto, quasi a mostrare metaforicamente il rilascio e l’abbandono, dopo decenni di tensioni interne ed esterne.
L’epitaffio faustiano consiste di due cd (o due vinili) in cui i nostri – o meglio, il nostro visto che l’unico reduce è Hans Joachim Irmler, mentre Zappi e Peròn portano avanti il loro progetto denominato Faust (!?!) – danno fondo a tutta la propria essenza musicale, condensando nel primo cd “A” l’intero background free-form industrial drone-rock accumulato in decenni di presenzialismo nella storia della musica (gli assalti rumorosi e provocatori di Feed The Greed e I Don't Buy You Shit No More).
Il secondo disco – significativamente denominato “Z” per rinvigorire l’idea totalizzante e definitiva dell’album – è invece appannaggio delle rielaborazioni/ristrutturazioni di Z’ev. Non remix, ma vere e proprie composizioni editate e trasformate dal sound-artist californiano, che smuovono la materia faustiana verso lidi di glaciale rarefazione (Ozean), di tribale accensione ritmica (Karneval) o di liquide improvvisazioni psichedeliche (SofTone). Verve e sperimentazione non mancano, così come curiosità e inventiva, e si stenta a credere alla press-sheet e al passare dei decenni.
Più che un gruppo storico e storicizzato, questi Faust sembrano infatti ragazzini volenterosi di mostrare al mondo di che pasta sono fatti. Tanto che verrebbe quasi da dire “lunga vita ai Faust!”.
(7.0/10)
Scheda: Faust
Pubblicazione: 06 Luglio 2010
File under: experimental-rock
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