Recensione
Treasure State Matmos, So Percussion
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Trance, exotica Voti redazione e staff

Matmos, So Percussion

Treasure State

Cantaloupemusic

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Il nuovo lavoro dei Matmos nasce da una collaborazione con So Percussion, un quartetto di percussionisti/concretisti di stanza a New York con i quali il duo è attualmente in tour.  Differentemente dai live dove l'ensemble allargato si presenta più corale e free (su you tube ci sono già alcune performance), Treasure State è invece frutto di un lavoro certosino che ha coinvolto numerosi altri ospiti e richiesto diversi interventi in post-produzione, quali l'editing di Wobbly e in particolare l'overdubbing del produttore Lawson White coadiuvato dal Matmos M. C. Schmidt.

Il risultato si situa in una terra di mezzo tra i lavori più “americani” del duo di S. Francisco quali The West (per la trama aperta) e The Civil War (per la suite elettroacustica)  lasciando comunque spazio alle passioni sintetiche più recenti del duo e soprattutto al retroterra stevereichiano (quello di Music for 18 Musicians in particolare) del quartetto che da queste parti suona con un’inevitabile retrogusto Tortoise per quel misto di jazz solfureo e serie cicliche concatenate in movimenti armonici e melodici.

I So Percussion si sono fatti conoscere proprio suonando per il famoso minimalista la cui lezione ritroviamo alla base di suite come Treasure o Water dove è proprio il rigore percussivo di strumenti esotici quali glockenspiel, steel drum (e found instruments manipolati come la stessa acqua) a permettere alle parti di tromba (Dave Douglas), chitarra o sitar (Mark Lightcap degli Acetone) di creare ancora una volta l’incanto matmosiano. Altro apporto dei newyochesi, oltre al tribale e il gamelan, è il funk di Cross - bassi cavernosi al laptop, chitarra wave filtrata, tocchi di piano e vari effetti - che mostra il lato più groovy di un progetto pensato a traccia e dove la fluorescenza collettiva è di gran lunga più importante del colpo di genio dei singoli.

Water è senz'altro la traccia migliore per esecuzione e resa timbrica, mentre tracce come Shard o Flame, con ospiti rispettivamente gli inventori e compositori Dan Trueman (PLorK, The Princeton Laptop Orchestra) e Walter Kitundu, si godono soprattutto per quest'ultimo aspetto. Assieme al nuovo The Books è un altro di quegli album da portarsi a casa senza incertezze. Diversamente da quel lavoro qui c'è più accademia e meno poesia. Ad ogni modo, grande artigianato.

(7.0/10)

Pubblicazione: 07 Luglio 2010

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2010)

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