Recensione
Agents Of Time Mathew Jonson
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Ambient, techno Voti redazione e staff

Mathew Jonson

Agents Of Time

Wagon Repair

Messa su un'etichetta (la Wagon Repair) e dismessi i side project (Midnight Operator con il fratello Nathan, Hrdvsion, Daniel & Dhula e il Modern Deep Left Quartet), per dedicarsi più seriamente agli oramai famosi Cobblestone Jazz, Mathew Jonson è anche music maker in proprio sin dal 2001. Si è fatto le ossa sotto varie label tra le quali la M_nus di Richie Hawtin e la Sub Static di M.I.A. e Falko Brocksieper, ma è soltanto oggi, a un lustro dalla fondazione della label, che ha deciso di sfornare un album lungo.

Nel crocevia di deep, techno, electro e ambient, e non troppo distante dai Cobblestone per quanto riguarda le tracce in cassa, Agents Of Time è tuttavia da intendersi più propriamente come il terreno nel quale il producer ha approfondito la lezione IDM, magari ricollocandola nell'alveo serio di Detroit via Autechre (Night Vision), piuttosto che un lavoro sui formati funk e 4/4 dei vari padri fondatori (Theives in Digital Land). Nell'album, anche se nella sola titletrack, c'è persino spazio per l'umbratilità dub step, ma è soprattutto nella synth-etica analogica (l'Apparat di When Love Feels Like Crying) che Jonson trova una sua via; o perlomeno, ha iniziato a vederla dopo una decade d'attività ed è lecito obbiettargli che sia un po' poco. Il producer del resto è impeccabile per rigore, proprietà sottrattive, varianti sul testo e resa sonica: le stesse proprietà che rendono i Cobblestone Jazz indispensabili, e lui dispensabile ai non addetti.

(6.0/10)

Scheda: Mathew Jonson

Pubblicazione: 02 Luglio 2010

File under: Ambient, techno

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2010)

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