Il fatidico terzo album? E chi se ne frega: a pochi mesi da Lights Out Zoltar, il secondo dei due dischi di dream pop con ascendenze Hazelwood con i quali si era fatta apprezzare, Gemma prende il percussionista Matt Verta-Ray e, praticamente al volo, registra sedici cover.
Niente ansie da prestazione, soltanto il desiderio di riportarsi a casa alcune delle canzoni preferite di sempre cercando le sue classiche atmosfere da "Shirelles viste da Lynch", stavolta però per mezzo di un suono scarnificato ed essenziale, altrettanto efficace nel ricreare quel mood.
Se non si conoscessero gli originali il disco sembrebbe autografo, tanto è suggestivo e coerente sia internamente sia rispetto allo stile dell'autrice: Touch Me I'm Sick, rallentata, dimostra polso, così come il furore domato della Ghost On The Highway dei Gun Club o i Gallon Drunk dell'iniziale Put A Bolt In The Door presi con piglio da PJ Harvey blueswoman, per arrivare al miracolo della sonicyouthiana Drunken Butterfly cantata sul tema di Rosemary's Baby - un bastard pop fatto senza computer che risulta in un misto tra Cohen e Polly Jean. Grande personalità e gusto per un disco che, benché per la via obliqua del disco di cover, conferma le doti dell'autrice.
(7.1/10)
Scheda: Gemma Ray
Pubblicazione: 01 Luglio 2010
File under: Folk-pop-psych
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