Recensione spot
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Genere

spacey bassy

Data di uscita

Giugno 2010

Pubblicazione

26 Giugno 2010

Africa Hitech

Hitecherous

Warp Records

Alla Redbull Music Academy edizione 2007, location Toronto, si incontrano il produttore Mark Pritchard (Global Communication, Harmonic 33, Harmonic 313 e tanto altro ancora) e il vocalist Steve Spacek (vero nome Steve White, "the voice of modern soul" per Gilles Peterson, solista - prodotto anche da J Dilla - e prima ancora leader dell'omonima band). I due jammano, la cosa riesce bene, decidono di mettere in piedi un progetto vero e proprio. Nasce così Africa Hitech (la grafia della ragione sociale cambierà sempre nel tempo - Afrika Hitek, Africa Hi-Tec, Africa Hi Tec, Africa HiTech - fino all'attuale normalizzazione, sicuramente voluta da casa Warp).

Il frutto di quella primissima prova, di fatto la loro prima produzione, Too Late, un funkysoul supersexy, viene pubblicato a febbraio 2008 sulla doppia compila che raccoglie le jam di quel meeting Redbull (dentro anche Om'Mas Keith dei Sa-Ra, Samiyam, Hudson Mohawke, Tony Allen, Marco Passarani) e ripubblicato poi come 12'' a dicembre 2009, in uno split con J-Wow Of Buraka Som Sistema assieme ad Aloe Blacc. Il buzz è ufficialmente cominciato (vedi il nostro speciale 2010: Odissea nell'hip hop) e la Warp si è mossa, assicurandosi l'esclusiva anche di questo nuovo spin off pritchardiano. Sempre a dicembre 2009 esce infatti 2010 From Warp Records, con dentro il singolo Blen, base grumosa e spezzettata di coriandoli elettronici e "rappato reggae" (il cantato di Spacek è secco e affilato, diremmo elegante, diverso dal solito gutturalismo ragga). Il pezzo esce ad aprile 2010 come 12'', con The Sound Of Tomorrow come b-side (ovattatissima ambientechno).

Arriviamo così ad oggi e a questo EP di sei pezzi (vinile e download) dal titolo programmatico di Hitecherous. How Does It Make U Feel, il capolavoro del mini, 8 minuti di scansione electro, atmosfera spacey, basso con classico ottuso giro detroitiano, cheapbit sfarfallio tastierina, voce in falsetto soul primissima house (era un indizio forte quel feel nel titolo); Said Speed, dubstep elettro-tropicalia con inserti finali di tastiere sunset lounge; Lash Out, minacciosa orgia di synth superbassy, rullante industrial, perfetta per un Super Mario nel castello a fine quadro; Boingy, che mantiene la promessa del titolo, scansione step, rimbalzi come di un pingpong tastiere-basso; One Two, base asciuttissima (una tastierina, un rullante, qualche effetto a condire), file under minimalragga (presente anche in versione strumentale).

Pritchard - come Spacek, ritiratosi in un avamposto ancora tutto da esplorare sotto il profilo delle produzioni elettroniche come l'Australia - ci presenta la sua nuova visione, la sua nuova sintesi bassy a tinte forti dopo l'intuizione - giocosa unta volgare irresistibile - di Wind It Up (2009; assieme a Om'Mas Keith). Parte dal dancehall e dal ragga, vi stilizza dentro minimaltechno, oldskool house e dubstep e ci presenta una sorta di bounce spacey e minimale dai suoni golosi. Africa Hitech si candida a diventare una delle punte più avanzate della scena elettronico-ritmica dei nostri giorni: aspettiamo Mark e Steve alla prova sulla lunga distanza.

(7.1/10)

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Gabriele Marino
Gabriele Marino (Album 2010)