Privo di coesione interna, Unidentified Musical Subject dello sperimentatore viennese Bernhard Lobiner è davvero un disco difficile da maneggiare. C'è un massiccio sfoggio di tecnica innanzitutto, perché anche musicisti abituati a lavorare con computer, software e marchingegni sonori vari possono lasciare, esattamente alla stregua del chitarrista rock, che il tocco emerga prepotente sul materiale di partenza, la forma sul contenuto.
Oltre a incorporare il suono di strumenti acustici (una novità rispetto ai precedenti lavori), le otto composizioni sono ottenute processando in real-time frequenze generate da computer grazie all'utilizzo di un software (_unfinished) sviluppato dall'artista stesso.
Lobiner è dunque uno smanettone, ma cerca in tutti i modi di andare oltre quest'immagine che inevitabilmente gli resta incollata addosso: lo fa rendendo più umana l'atmosfera complessiva con la caratteristica voce di Melita Jurisic dei metalycee ospite in due brani (poem, con recitativo di una canzone d'amore dell'XI secolo e la conclusiva follow) e, più in generale, mirando deciso - ma non sempre efficace - a una forma compiuta che non esagereremmo nel definire pop-sperimentale. Tenuto conto di questo, Unidentified Musical Subject può ben dirsi un disco di transizione.
(6.3/10)
Scheda: Bernhard Loibner
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