Metti una chitarra con qualche muretto noise, le angeliche female vocals, lo zampino di M.I.A. e hai detto già cosa fanno queste campanelle da slitta. Un miscuglio blando di cattiveria subito disconosciuta e mascherata nel pop ereditato dalla mistress banghra per eccellenza (il disco è infatti uscito sulla sua etichetta) ma anche dagli act più commerciali di Lady Sovereign (Kids) e altre pseudoincazzate teen londinesi (Rill Rill).
Poco più di mezz’ora per dire che la tendenza a rifare le Elastica o le pseudo rrriot girls sta tornando e si sta incubando nel magma dell’hip-hop sghembo targato UK. Due mondi che collidono e che si corteggiano da più di vent’anni. Che poi ci si voglia buttare dentro gli stop e gli effetti in distorsione già sentiti con il noise dei Crystal Castles (Run The Heart), le vocals che suonano come l’acappella delle Bananarama (Crown On The Ground) o i sempreverdi White Stripes (Infinity Guitars, Straight A’s) è un po’ esagerato. Ma si sa, per fare tendenza si può osare, e perlopiù strafare.
L’ingrediente che però non sembra essere improvvisato e che fa collante al tutto, sono le chitarre. Ancora una volta lo strumento principe del planet rock ci dice che l’infinita variazione sul tema non ha ancora smesso di narrare infiniti mondi sonori. Il tempo di qualche singolo e ci saremo già stancati, ma la lunghissima epifania di quest’attimo di finto punk (mescolato a dovere con i synth di scuola fidget) ci allieta. Sleigh Bells: l’insostenibile leggerezza del pop.
(6.9/10)
Scheda: Sleigh Bells
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