Recensione
No Politics Quentin Harris
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house Voti redazione e staff

Quentin Harris

No Politics

Strictly Rhythm

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Dopo svariati remix, produzioni e collaborazioni, Quentin Harris approda finalmente alla lunga distanza. Il passaggio dal quartier generale della house (Detroit) al melting pot nero di New York si sente sulla pelle e sulle parole di quello che dal titolo non dovrebbe essere un album politico, ma che inevitabilmente lo è.

La politica è nel mix di sorgenti ritmiche diverse, tutte basate su ricordi hip’n’blues. La mescolanza che dialoga con la storia del ritmo da dancefloor: cavalcate degne della Incredible Bongo Band mescolata alla chitarra di Santana (Moist Groove), gli ammiccamenti di Monique Bingham in Black Women Come From Brooklyn, lo stile old school detroitiano scavato da un sassofono in estasi davanti ai falò dell’estate 2001 (un ricordo di quello che hanno combinato Llorca e gli altri mattatori della F-Communications) in Haunted, il nu-soul di Gotta Go, la dichiarazione d’intenti deep di Hate Won’t Change Me, gli archi uberdisco '70 di Say Yes, la balearica Let’s Be Young e l’avvertimento/anthem in coda: “Do it your way / not commercial / […] / This is just the beginning”. Più politico di così! La soluzione è la rivoluzione. Parola d’ordine: New York.

(6.8/10)

Scheda: Quentin Harris

Pubblicazione: 01 Ottobre 2006

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2006)

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