Mah. La mia stima per Fausto Rossi, soprattutto per il Fausto Rossi degli anni Novanta, è totale e incondizionata. Tuttavia di fronte a Below the line viene difficile non storcere il naso. Ok l'imprevedibilità del nostro, il coraggio di un'opera marcatamente concettuale da parte di uno che ha comunque e sempre scritto "solo" canzoni e nient'altro. Ok la filiazione cageiana di un disco che è una riflessione sul silenzio/rumore in epoca di muzak sparata ovunque (anche nelle librerie, ormai, anche nelle librerie)...
Eppure un lavoro come questo lo ascolti una volta, ne ammiri magari il vigore reazionario, e poi lo metti vita. Un'unica traccia di venticinque minuti e quattordici secondi divisa al suo interno in sette parti che coincidono all'incirca con sette brani. Diciamo all'incirca perché il tutto è coperto da un feedback chitarristico che dal primo secondo all'ultimo copre i brani, anzi li sovrasta. Non si tratta di uno scontro tra canzoni e rumore, ma della violenza del rumore sulle canzoni.
L'annichilimento imperituro che fa desiderare il silenzio. E forse è questo, alla fine, il senso di Below the line. Una dichiarazione di resa, il rumore belluino di una bestia che si sta mangiando tutto. Un disco da non ascoltare e a cui preferire il silenzio.
(6.0/10)
Scheda: Fausto Rossi
Pubblicazione: 18 Giugno 2010
File under: noise concettuale
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