Recensione
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Genere

folk rock

Data di uscita

Maggio 2010

Pubblicazione

16 Giugno 2010

Josh Ritter

So Runs The World Away

Pytheas

Già il predecessore The Historical Conquest Of..., tre anni orsono, ci diceva di una svolta nel discorso sonoro di Josh Ritter. Se prima il suo folk rock passeggiava tra salotto e front-porch imbattendosi nei fantasmi più struggenti in circolazione, eccolo concedersi un giro in moto a rombare tra sfondi ventosi e una granulosa elettricità. Per poi tornare col suo bel carico di immagini e reperti d'altroquando. Insomma: il giro si era allargato. Ammiratori dai nomi sempre più considerevoli. Sbaragliato il rischio d'essere solo un "big in Ireland".

Fresco sposo (con la musicista Dawn Landes, quattro album all'attivo), Josh licenzia oggi il sesto opus titolandolo con una citazione amletica nel senso di Shakespeare, So Runs The World Away. Le cui tredici tracce sono quanto di più variegato e vividamente infervorato Americana ci sia consentito di ricordare a firma del buon Josh: tastiere d'ogni tipo, legni e ottoni, ukulele e vibrafoni, delicatezze acustiche ed elettricità neanche troppo garbata. Di contro, le melodie non sono mai state tanto prevedibili, quasi si accontentassero di rappresentare dei caratteri in un teatrino. Uno spettacolo d'arte varia, vaudeville serico e ruspante nel quale rimbalzano i riflessi dell'immaginario ritteriano impegnato a meditare fatalistico sul procedere delle cose. Ne risulta un album generoso ma spuntato, dove i pezzi migliori sono il Leonard Cohen in vitro di Another New World, una Lantern che è un apocrifo del tardo Springsteen e la riverenza Paul Simon di Lark.

Del resto, realizzarsi senza smarrirsi è prerogativa di pochi. Dei grandi.

(6.0/10)

Scheda: Josh Ritter

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Stefano Solventi (Album 2010)