Recensione
Vermillion Sands Vermillion Sands
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folk-garage pop Voti redazione e staff

Vermillion Sands

Vermillion Sands

Alien Snatch

Rubano il nome (sbagliandolo!) ad un racconto breve di J. G. Ballard, condividono vinili piccoli e qualche membro con i Movie Star Junkies, devastano palchi e cuori ad ogni latitudine e longitudine attirando le attenzioni delle etichette più cool del momento (Sacred Bones, su tutte). Niente male per una band che, partita per caso dalla provincia trevigiana, arriva ora alla pubblicazione del primo full length omonimo.

In The Wood, già singolo targato Fat Possum, inaugura il disco ed è subito sarabanda ubriaca di suoni e colori, tradizione e slanci in avanti. Nelle musiche del quartetto organi vintage, synth sconnessi, chitarre elettriche/acustiche in americana style, bassi circolari e batteria dall’incedere forsennato formano un tappeto sonoro (s)fatto di noise-blues e folk-punk, r’n’r tradizionale e murder ballads chiaroscurali, country sabbioso e desertiche ballads. Su un tale terreno si muove libera la voce di Anna Barattin che ci mette pure la chitarra acustica mentre è lì intenta a ricoprire il blues catramoso o il folk catacombale dei compari con una voce dai sapori mitteleuropei (alla Bad Seeds, per capirsi) e da crooner sensuale, insieme fascinosa e profondamente conturbante come una femme fatale o ingenuamente bambinesca come una bambola. Anna, Nene (basso), Caio (batteria) e Krano (chitarra) dimostrano di sapersi ben muovere all’interno della scena garage di riferimento ma anche di fregarsene assai di legarsi a questo o a quello, mentre vanno giù di folk r’n’r (Wake Me When I Die spacca letteralmente il culo agli White Stripes) dall’appeal ricercato e insieme accessibile.

In un mondo migliore li vedremmo (li vedremo?) calcare palchi importantissimi; per ora accontentiamoci di un segreto per pochi destinato a non rimanere tale a lungo.

(7.1/10)

Pubblicazione: 17 Giugno 2010

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2010)

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