Surfando per i siti musicali e non, se ne leggono di tutti i colori su Darwin Deez (all'anagrafe Smith), menestrello "fai da te" dedito ai precetti del guru Meher Baba.
Lui fa musica dall'età di undici anni, per lo più nell'ambito della sua cameretta,in cui ama armeggiare con chitarre, tastierine e laptop.
E' il frutto più recente della Brooklyn bohemien delle open mic night, che in passato ha già fruttato artisti come Adam Green e Regina Spektor.
Fa tutto con lo stile cool di chi sembra passare per caso sotto le luci dei riflettori e difficilmente sbaglia una melodia. Essendo poco più che ventenne le sue influenze sono da ricercarsi più nella New York degli Strokes che in quella dei Television. Biascica i pezzi come un Julian Casablancas sedato, e mescola rock naif, con chitarrine in levare, a quel funky gommoso e un pò plastificato che a noi può ricordare derive french touch.
Un'alchimia che quando funziona produce le melodie dimesse di Radar Detector o l'accattivante cantilena del singolo Constellation, da cui è impossibile non farsi strappare un sorriso compiaciuto.
Peccato che un ascolto filato del disco mostri tutti i limiti di songwriting, omogeneo ai limiti della monotonia, sensazione confortata dall'incedere narcolettico del cantato.
Deez l'ha inciso in solitaria, anche se sembra che dal vivo si esibisca con una band più simile ad una comune hippy che ad un ensemble musicale. Si dice un gran bene dei suoi show, autentiche esplosioni di gioia, in cui l'artista si esibisce nella danza dinoccolata che lo ha reso famoso per il video di Radar Detector. Per il momento il suo esordio si assesta sul livello di un'aurea mediocritas, che non entusiasma ma lascia ben sperare per un'auspicabile maturità.
(6.0/10)
Scheda: Darwin Deez
Pubblicazione: 14 Giugno 2010
File under: Indie pop
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