Sapersi destreggiare tra gli specchi deformanti del trasformismo è un’arte. Tirarne fuori una carriera musicale storica anche di più (David Bowie docet). Justin Currie non è altrettanto abile e non riesce a giocarsi davvero la carta dei ribaltoni musicali. Dallo scioglimento dei Del Amitri è alla ricerca di un veste cantautorale che gli calzi a pennello ma lo svincolo giusto pare allontanarsi di volta in volta.
Il precedente What Is Love For si aggirava dalle parti di un'esilità folk scazzata dalle tinte tenui (ed indie) gironzolando dalle parti di un Elliott Smith meno emotivo. Stavolta l'abito è lustrato, le emozioni controllate e il crooning scintillante, niente che non rientri nell'esercizio di stile, un altro tentativo d'imboccare l’uscita giusta sulla complanare. Justin è ancora alla ricerca delle giuste indicazioni.
(6.0/10)
Scheda: Justin Currie
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