Recensione
Rivers Wildbirds & Peacedrums
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Goth, chamber Voti redazione e staff

Wildbirds & Peacedrums

Rivers

Leaf

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Rivers non è stato propriamente concepito come un album. Raccoglie Iris e Retina, due nuovi eppì usciti in edizione limitata tra maggio e giugno, diversi per arrangiamento ma accomunati, come li descrive la stessa Miriam, dal medesimo mood scuro.

Finita una spossante tournée durata due anni, la coppia voleva imprimere (e ricordare) le emozioni che ne erano scaturite, riassumendone così il particolare spirito meditativo, delicato e dark: l'approccio è essenziale, il rivestimento dei brani affidato a due nuovi e suggestivi scenari come la chiesa e il coro di Reykjavík (per Retina), e il missaggio e produzione del “nuovo Fennesz” Ben Frost assieme a Valgeir Sigurðsson (per Iris).

Il risultato è una scrittura che rimane sempre un po' improvvisata. In Iris, accompagnata dal suono acquatico della steel pan, la voce della – persiana d’origine - Wallentin oscilla tra tradizioni black (The Wave) e lievità folk (The Drop), ricordando dei Beach House più arty e teatrali senza però eguagliarne vena e ispirazione. Dove manca quest'ultima, come ad esempio in The Course, i Wildbirds and Peacedrums rimediano egregiamente in duttilità, gusto arrangiativo e spettro di pose canore, affidandosi magari al produttore che aggiunge, in questo caso, un po' di magia  Múm nel canovaccio. Discutibili invece le scelte arrangiative di Retina, eppì dedicato alla rifrazione della luce, dove il binomio siderale/gotico tra Miriam e il coro funziona soltanto quando quest'ultimo rimane sullo sfondo (forzato pertanto il call and response di Fight For Me).

Critiche di contorno a parte, sono due prove di transizione e la media generale le promuove senz'altro.

(7.0/10)

Pubblicazione: 06 Luglio 2010

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2010)

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