In tre dal Michigan: Sean Lynch alla voce, Anastasiya Metesheva al basso e Scott Masson alla batteria. Sean oltre che a cantare, scrive pure le canzoni. Durante il giorno lavora nell’impresa di famiglia. Industriale? No. Il papi ha un’impresa di pompe funebri. E allora quando senti le prime note del nuovo disco capisci che qualche influenza dark e shoegaze non è proprio così casuale, dato che truccare i morti non è come andare a fare il cameriere in Erasmus.
Anche se le citazioni hanno la lacrima facile, non si sfora nel gothic. Quello che sembra invece aver catturato le menti dei tre ragazzi è l’amore per il pop. America + Pop + Now = glo-fi. Il virus ormai diventato alla portata di tutti (vedi il boom di Toro Y Moi e di Washed Out, per citare solo due dei tanti artisti della scuola glo) si insinua nelle chitarre dei Cure (1992), passa per gli Psychedelic Furs e taglia tutto con un po’ di dark wave ‘80 pescando dai muri chitarristici dei My Bloody Valentine e dai colori pastello dei Pale Fountains.
Un passaggio macabro per il calderone glo, riempito da una bella voce baritonale che in molti punti ricorda Ian Curtis. 36 minuti che non sconvolgono, ma che si lasciano ascoltare piacevolmente.
(6.9/10)
Scheda: 800beloved
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